ospitale

Per natale, ho invitato un lupo
qualcuno mi perdoni
il brivido
con il quale accenderemo
la stufa.
forget paris
Mi alzo, so che non dovrei farlo ma un senso del dovere chiamato prezzo all'ora, rievoca in me i fasti del natale che incombe.
CHissà se quelle care donnine che vendono un cesto d'amor che amor non è mai, lavorano anche con l'influenza.
Ieri è toccato a L., è stata male di brutto ed io mi sono impersonato in mamy tuttofare.
Però lei stamattina si è alzata ed ha portato la cippa al nido.
Stoica.
No, lo fa solo per aumentare la mia umiliazione.
Mi alzo, dicevo, devo farlo, oggi è il compleanno di L. e devo passare a ritirare gli orecchini che ho scelto per il suo girocollo.
Sono un bel paio di orecchini, gli piaceranno, ce la posso fare.
Piove, e devo passare all'Ikea a cambiare un tappeto dal nome improbabile, con uno più peloso e meglio durevole.
La strada è scorrevole, supero agilmente anche firenze-sud e caccio fuori un dito contro il tabellone che mi chiede concentrazione.
Che ne sai tu, della concentrazione, seduto alla scrivania mentre scrivi le frasette che ti hanno venduto sei mesi fa, un giorno mi collego al tuo pc e prendo il controllo di tutti i pannelli informativi dell'intera rete, e allora vedrai se proverai davvero vergogna.
Eccomi dal cliente, uno di quelli simpatici, risolvo il problemi, fatturo e via, tutto liscio, sono le quattordici.
Ce la posso fare.
Ritiro il mio numeretto per il cambio, tutto funziona per il meglio, comincio a sudare freddo.
Mentre uscivo, L., mi ha chiesto di comprare delle altre cose, decido di concentrarmi per il tappeto, mi tremano le gambe e la testa mi ronza.
Supero con due sussulti il ristorante, sto quasi cantando, devo allontanare l'immagine delle polpettine al ribes.
Conato.
Sono fuori, di nuovo sulla strada, ma ho il collo piegato, la macchina guida da sola, conosce la strada.
Respiro, m'infilo in gioielleria e rido, perché la proprietaria cerca di aprirmi la porta con il pulsante prima che mi ci sfracelli il naso.
Le faccio provare gli orecchini, tutti e tre, in realtà ho già scelto, ma poi so che ci rimane male.
Rose, tre, niente organza, no, la prego, il cellophane no, le porto via così.
L. si affaccia, scende, mi viene in contro, sa che sto male, non lo fa mai, ecco le rose.
Vado verso il letto, la cippa sta piantando una grana per mangiare, dribblo nonnap e mi stendo.
Mi è rimasto dell'orgoglio, ho salvato il bilancio e rispettato il mio programma.
Ora vorrei solo svenire, in fondo me lo merito, scivolare in qualunque cosa non mi faccia più provare questa bastardissima nausea.
Particolare.
L. non ha le orecchie bucate.
Mentre scrivo è gia domani, ma non riesco a dormire.
Buon compleanno L.
