primipassi
Questa sera si parla di passi, di primi passi.
Giorgina ha scoperto, era ora, di potersi concedere i suoi.
Ha dato dei segnali qualche settimana fa, ma lei è un tipo riflessivo e osservandola attentamente, mi sembra di aver capito cosa è cambiato stasera.
Ha imparato a rialzarsi da sola.
Sedere in alto, una spinta darwiniana sulle mani, flessione di avambracci, equilibrio.
Tenendo conto delle innumerevoli cadute, imparare a rialzarsi autonomamente, non è cosa da poco, e brava cippa, ci hai messo un'eternità, ma hai fatto le cose perbenino.
Ma quelli della piccola puzzola, non solo gli unici passi ai quali Elle ed io, abbiamo assistito.
Dopo cena ha chiamato La., madre di G. e di Lc., i miei figli toscani.
Lc. va a vivere con Ms., mettono su casa, il ventunenne neodiplomato ha deciso che è ora.
Cristo, è presto, ma presto cosa, tu lo hai fatto molto prima di lui senza nemmeno poterlo fare.
Pausa, lunga pausa, gorgo, una stracciatella di emozioni ti possono invadere da un momento all'altro, avere figli è così, e non ti ci puoi mai abituare.
Primo pensiero.
Ms., non mi ha chiesto nessuna mano.
Balle, la obbligherò a farlo, l'emancipazione ha i suoi doveri, e poi è lei è la più grande.
Cucinerò del pesce, e lei mi parlerà mentre aiutandomi a riassettare.
Non andrà così, ma non importa, i quadretti familiari aiutano a crearsi degli schemi da abbandonare, a crescere.
Telefono,
- ho saputo da mamma
- si, te lo avevo detto
- accennato, remotamente
- lo sai, sono fatto così
- balle, passami Ms.
- sta lavorando
- fammi chiamare dopo
E poi gli occhi si riempiono, e i motivi sono tanti, talmente da non riuscire ad ordinarli, ma gli occhi sono democratici e non si curano mai da dove provenga l’umidità.
Stasera ho due figli che imparano a camminare.
G. è tutta concentrata sulla sua nuova stanza da espropriare e corre, a modo suo, verso qualcos’altro da cominciare.
Lucciole disperate tentano la riproduzione sul terreno sottostante.
Elle si concede battute fuori luogo, profittando del mio temporaneo cedimento strutturale.
Due aeroplani s’incrociano tra le stelle.
Parliamo di danaro, e di tutte le altre cose che procura.
Di passi, di laicità delle famiglie.
Mi deve chiedere la sua mano, penso risoluto e senza sconto, sicuro di dover imparare anche io qualcosa di molto simile ad una nuova andatura.
Iran
Non abbiamo fatto la rivoluzione per vivere in una democrazia.
Mahmoud Ahmadinejad
E noi che abbiamo sempre invidiato ai Francesi la loro.
maturità

Questo blogger è in trepidante angoscia per le sorti del proprio primogenito.
questioni di quorum
Inutile girarci intorno, sono furente, incazzato nero, in questi giorni farei bene a restarmene a casa, evitando gesti e toni inconsulti, forse non dovrei nemmeno scrivere.
Balle.
Il mio umore si alterna tra l'amarezza e la rabbia.
L'amarezza di dover constatare che vivo in un paese dove la maggioranza delle persone si è dimostrata insensibile e arretrata, la rabbia di dover sottostare alla nuova sharìa italiana, quella che non fa distinzione tra reato e peccato.
Cerco di lasciare libero il pensiero, ma inevitabilmente lui ricorre alle tante difficoltà che hanno segnato questo referendum, la faticosissima raccolta delle firme, la bocciatura del quesito interamente abrogativo, la poca informazione spesso pilotata, la timidezza dei Ds, l'invito all'astensione da parte di tanti rappresentanti istituzionali, le scorrettezze degli insegnanti e gli ordini da sacrestia, le intimidazioni, le accuse assurde, le aggressioni gratuite, il voto sotto controllo, la data balneare e il quorum gonfiato.
Da oggi, mi sento di vivere in un paese un poco meno civile di ieri.
E la rabbia aumenta, quando vedo che su quella bacheca è rimasto solo l'invito a non votare, monta, quando leggo esultare i pasdaran dell'intolleranza.
E ancora amarezza, quando i giornali internazionali commentano che simili restrizioni esistono solo in italia, the pope, bla bla bla.
Ce l'abbiamo messa tutta?
Bè, non è bastato, noi abbiamo perso e loro vinto e a poco ci servirà lamentare che non hanno nemmeno giocato, limitandosi a trattenere la palla nella loro metà campo fino al fischio dell’arbitro, questo non cambierà le cose.
Legittimo, legittimo, legittimo.
Legittimo, si, ma che brutto spettacolo.
Queste sono le ingiustizie contro le quali ci siamo battuti.
E qui rimarranno, fino a che queste norme assurde e violente non saranno cancellate.
Perchè abbiamo perso, e ovviamente non possiamo fare altro che accettare la sconfitta, ma trattandosi di speranza, progresso e civiltà, non dobbiamo né possiamo arrenderci.
meteo

Perturbato
Nuvolosità irregolare con possibili locali rovesci. Temperature stabili.
Oggi è una splendida brutta giornata.
Firulì, firulà.
Sacro Quorum
Nel segreto dell’urna Dio e l’embrione soppresso ci vedono, i referendari no.
Non conosco il diritto canonico, ma non vi è dubbio che l’ipotesi di scomunica sia tutt’altro che peregrina.
Roberto Calderoli, 9/6/05 - Ansa
Vorresti votare, lo so, ma proprio non ti va di affrontare l'interminabile discussione con don Peppe, il parroco della comunità che frequenti da tanto tempo e alla quale sei affettivamente legato.
Tanto per complicare le cose, Luisa ti guarda con fare sospetto chiedendoti se sei veramente convinto, “perché altrimenti è meglio che ci vai e buonanotte”, e lascia sottintendere mica velatamente che se viene a sapere che sei andato, di certi giochetti te ne puoi scordare.
Capisco che pur essendo certo dell’assoluta carità delle tue scelte, e particolarmente imbarazzato dalle parole di Ruini, ti secca di dover affrontare un pistolotto interminabile incentrato sull’origine della vita nell’universo, tu che abiti in piccolo centro dove quel ficcanaso sa sempre tutto di tutti e che rischi di perdere il posto nelle partite domenicali di pallavolo.
Nessuno ti obbliga a dover affrontare uno scontro di civiltà con quei mulini a vento, basta solo un pizzico di accortezza.
1. Non andare a votare alle 21.45, a quell’ora ti sgamerebbero immediatamente tipo mosca bianca su sfondo velluto nero, vacci semmai alle 10, quando tutti sono a messa, e giustifica la tua assenza alla funzione dicendo che hai un virus e non te la sentivi di contagiare tutti.
2. Vai a votare alle 13.30, pochi credenti rinunciano al pollo-con-le-patate domenicale, e se incontri qualcuno al seggio puoi sempre dire che sei preoccupato per l’imminente raggiungimento del quorum e hai chiesto a Gino, che fa lo scrutatore, come sta andando l’affluenza.
3. La cosa migliore è sempre recarsi alle urne nel momento di massima punta, procurati una copia di Avvenire e del Foglio che fa impegnato, una di famiglia cristiana, un cartoccietto di pastarelle e incurante, confonditi nella folla di mezzodì, ti assicuro che sarai invisibile.
4. Se proprio il posto in cui vivi è strategicamente presidiato dal nemico, e i punti 1,2 e 3 sono impraticabili, vai a votare Lunedì, verso le 9.30, inventa una scusa incontrovertibile, un bollettino postale scaduto o l’anziana zia afflitta da tachicardia, loro terranno d’occhio più che altro la domenica che è il giorno del signore.
5. Evita accuratamente occhiali da sole, cappelli e travestimenti vari, allo specchio, prova per qualche minuto la faccia da “è una bellissima giornata che nostro signore ci ha regalato” e indossala per tutto il tragitto.
6. Se proprio devi, ricorri al ricatto, e rammenta bene tutte le scappatelle di quei tre o quattro piantoni che potresti incontrare. Non avere nessuna pietà, nel caso tu venga scoperto, racconteresti di quella volta che li hai sorpresi in macchina con i finestrini annebbiati dalla condensa, o di quando hai intravisto dalla finestra il farmacista mentre provava dei body salmone.
7. Ultima ratio, preparati al peggio. Se ti beccano, dovranno redimerti e al massimo potrai fare finta di essere veramente pentito, tanto c’è sempre la confessione, tu ricordati che sei nel giusto. Cristo ha detto che lui è venuto per dividere e tu l’hai preso sul serio, del resto sai di essere solo uno strumento nelle mani del Signore, come S. Giuda ma senza l’epilogo, perché oramai nel 2005, è anche difficile trovare una bella quercia che possa sorreggere tutti quei grassi e polifosfati che ti strafoghi.
E poi non preoccuparti più di tanto, andando a votare, incontrerai molti altri praticanti come te, con i quali potrai ritrovarti a bere ricordando l’avventura, e magari anche Sonia, che in completa ammirazione del tuo coraggio, sostituirà vantaggiosamente quella scassapalle di Luisa.
ossidiana
Non facciamoci illusioni: dentro le celle in cui sono congelati migliaia di esseri umani come noi balena la lama di ossidiana dei sacerdoti aztechi.
Scintillano i fuochi di Bahal.
In sfondo verde lega, aggraziata da risvolti lirici, la nostra dose di astensione quotidiana:
Molte scuole. Nessuna chiesa
Aprile di oscuramento. Il primo episodio è avvenuto domenica 3 aprile. Travolta dal flusso mediatico scatenato dalla morte del papa, Radiorai non manda in onda il Culto evangelico (1 milione e 400.000 ascoltatori). Era la prima volta in cinquant'anni. Proteste, interpellanze seguite da silenzio. Secondo episodio: il 20 aprile la Sipra, la società per la pubblicità della Rai, rispedisce al mittente la campagna radiofonica dell'"otto per mille" malgrado fosse stato firmato un regolare contratto con la Tavola valdese. Alla Rai non piace né lo slogan "Molte scuole. Nessuna chiesa" né l'affermazione "nemmeno un euro viene utilizzato per le attività di culto". continua »
CENSURATI E OFFESI, di Giuseppe Platone

