La scomunica di Trujillo
Qualche giorno fa, come antipasto all'incontro delle famiglie cattoliche che si terrà a Valencia, il cardinale Alfonso Lopez Trujillo ha rilanciato la scomunica a chiunque compia ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali e a quanti pratichino o si sottopongano all'aborto, "la madre, il medico, gli infermieri, il padre se è d’accordo".
Da osservatore laico non m’interessa entrare nel merito dell’iniziativa del Cardinale, sull’opportunità di un tale modo di procedere, perfettamente aderente al catechismo e allo stile delle encicliche papali, tanto meno sul presentare un dettame clericale come se fosse una sorta di reato di stato.
Divertente il silenzio del Vaticano, che non commenta ufficialmente l’esternazione, mostrando la stessa freddezza che gli usò quando Trujillo definì “sterili” le famiglie con meno di tre figli, divertente la foga dei teocon che lo sbandierano contro il timido dialogo sui diritti civili che il nostro paese si prepara ad intraprendere, divertenti i cattolici vip come Binetti e Socci, divergenti dall’iniziativa e dai toni rabbiosi del cardinale, che a detta loro, mostrerebbe il volto “di un Dio arrabbiato” e di una chiesa più intenta a “fustigare” i peccatori che a seguir le tracce di un Cristo che con prostitute e peccatori era solito fermarsi a parlare.
Esempio laico, l’Oriana Furiosa che malata di cancro, “mai permetterebbe ad alcuno di curarla con cellule provenienti da embrioni”.
In pratica, dei terribili strali, se impippano più-o-meno tutti, laici, cristiani e cattolici, lasciando il capo del “Pontificio consiglio per la famiglia” solo, nella tempesta cerebrale che lo affligge.
Tuttavia, alcune considerazioni sono obbligatorie, come ad esempio, la sperequazione tra il trattamento riservato ai peccatori laici e la riservatezza offerta ai casi di pedofilia da parte di prelati.
Nel primo caso, gli articoli si sprecano e si trasformano nell’incessante tam-tam nei quotidiani nazionali e blogosfera, nel secondo, il clero non solo non denuncia il reato alle autorità competenti, ma inizia un silenzioso percorso fatto di trasferimenti da una parrocchia all’altra, a espiatori eremi, come l’ostello della gioventù (?) di Assisi, nel più accorto riserbo.
Nel 1981, l'allora cardinale Joseph Ratzinger, che dirigeva la Congregazione per la dottrina della fede, firmò una lettera, controfirmata dal cardinale Tarcisio Bertone (oggi segretario di stato vaticano), con la quale il delitto di pedofilia veniva richiamato sotto il giudizio riservato della congregazione.
“Si deve segnalare che l'azione criminale per i delitti riservati alla Congregazione per la dottrina della fede si estingue per prescrizione in un decennio. Per i delitti perpetrati da un chierico con un minore la prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto il 22mo anno d'età” e conclude, "Questo genere di cause sono soggette al segreto pontificio”.
Del resto, Benedetto XVI gode di immunità come Capo di Stato, e per questo motivo non è stato possibile proseguire il procedimento aperto in texas contro il fondatore dei Legionari di Cristo, Maciel Degollado, accusato di pedofilia dai suoi ex-allievi seminaristi, dove lo stesso Ratzinger fu accusato di aver coperto i fatti, nel tentativo di arginare le indagini.
Ovvero, secretare, nascondere, occultare e archiviare, i panni sporchi ce li laviamo in casa, anzi in chiesa, altrimenti poi, con quale faccia potremmo agitare l’indice contro i ricercatori, i politici, gli scienziati, le donne, i gay, etcetera, etcetera?
silviosi

Partecipare è un dovere, gli astenuti non potranno guardarsi allo specchio né sentirsi cittadini al cento per cento.
Silvio Berlusconi, 19/6/2006
Non sono intervenuto nel dibattito e nel voto per il referedum. Ho taciuto per non dividere il paese su un problema di coscienza e non voglio fare commenti neppure ora, dopo che gli elettori hanno dimostrato anche stavolta di saper giudicare in maniera indipendente. L'Italia ha bisogno di unità ed è inutile far finire sempre tutto in politica.
Silvio Berlusconi, 13/6/2005
in nome del Pappa Re
Che gli ultimi eredi della monarchia italiana non ci avrebbero entusiasmato per nobiltà e retaggio, ne eravamo certi. Quando alla fine del lungo e sofferto esilio, accolti con un misto tra indifferenza e noia, Emanuele Filiberto di Savoia ci apparve nei teleschermi, impegnato a promuovere le cipolline della Saclà, anche i più irriducibili sostenitori dei Reali furono attanagliati dal disgusto e dallo scoramento.
Nessuno stupore, un paio di considerazioni esterne alla vicenda.
Le intercettazioni telefoniche, pubblicate sui giornali, sono una porcata. Chiunque coinvolgano.
Pasto per il popolino sempre affamato d'illustri da decadere, stanno a testimoniare più la debolezza di una certa magistratura che i tristi epiloghi dei potenti. E' come se, senza il furor di popolo, la delazione, la cultura del sospetto e dell'intrigo di palazzo, questo paese sia assolutamente incapace di far rispettare la legalità.
Tutti sanno più o meno tutto, ma fingendo di non sapere, attendono che tutti sappiano, per unirsi al coro dei sapienti accusatori. Tipico di uno stato confessionale quale ci avviamo a divenire, dove la confessione e il pubblico lubridio sostituiscono medianicamente, indagini e sentenze.
Prenderanno provvedimenti? Certo, vedremo presto qualche proposta di legge in questo senso, ma tra servette spione, magistratura e stampa, chi credete che sarà l'interessato dal divieto?
Domanda retorica, non verrà certo indebolito l'insostituibile strumento del ricatto, semplicemente ne verrà vietata la pubblicazione, con severissime pene.
La seconda considerazione non tocca certo il frasario pecoreccio con il quale, recentemente, abbiamo dovuto ri-considerare una certa parte del jet-set calcio-politico-affaristico, nessuno se ne è stupito più di tanto, il popolino, specie in questo paese, è piuttosto abituato e avvezzo alla raccomandazione, al suo prezzo inconfessabile, o qualcuno davvero ancora pensa che le galline semi-parlanti stiano in tv perché hanno talento e voglia-di-fare???
Piuttosto, invece di riempirsi la bocca di parole come valori, morale, famiglia, tradizioni, civiltà, etcetera, vogliamo smettere di elevare a modello di società i soliti furbetti, tele-igienici, blasonati, presentattori, calciatori, veline, politici, solo perché bronzei rappresentanti della nostra decadenza post-industriale prima del tracollo di borsa, stile, giudiziario, per poi divertirci nelle pubbliche piazze della gogna?
Sarà l'ora che la si smetta di additare il capro espiatorio delle nostre più sfrenate ambizioni pre e di tutta la nostra indignazione post?
Ultimo ma non ultimo, c'era proprio bisogno di scomodare il povero Enzo Tortora e la sua tristissima storia?
Lo spot dei sottacetini, suonava le note di Turna a Surriento, ogni ulteriore commento è maestosamente superfluo.
devoluscion MMXVI

Quando una materia è complessa, nel nostro paese nessuno si prende l'onere di spiegarla, si preferisce procedere per slogan.
Quello più utilizzato nelle dichiarazioni dei leader, per gli spot televisivi, nei dibattiti è la riduzione del numero dei parlamentari.
175 in meno, che nell'immaginario collettivo populistico si traduce immediatamente nell'immagine di una strage di acari da materasso.
E' triste osservare un politico che si entusiasma nel richiedere un voto che affermi la sua pubblica inutilità.
Forse è per questo che tutti si dimenticano di dire che se vincesse il "SI", la norma entrerebbe in vigore nel 2016.
Per allora, la maggioranza uscente inserirà nel decreto per le Olimpiadi la contro-riforma costituzionale che reinvierà il codicillo ai mondiali di calcio del 2018, quando Luciano Moggi sarà già stato eletto presidente della Repubblica.
foto by melissa22
Quotidiani del buco
Oggi, al parlamento Europeo, è stato votato il programma quadro che include al suo interno un piccolo finanziamento (50 miliardi di euro) per la ricerca sulle cellule staminali, raddoppiando però gli investimenti di quello precedente.
Capovolgendo le accuse vaticane al ministro Mussi, ogni italiano ora dovrebbe risentirsi, perché probabilmente, zero, sarà la cifra che questo tipo di ricerca verrà impiegata nel nostro paese. I cattolici insorgono, l’Osservatore Romano ha pubblicato un pezzo allucinante, nel quale, di fatto, si discute sull’opportunità da parte di un ministro della Repubblica, d’intervenire sulle decisioni che riguardano il nostro paese, all’interno delle normative Europee.
Un'indebita intrusione nell'ambito di valori che non sono negoziabili neanche sotto il profilo meramente etico
Avvenire invece, tramite la penna di Francesco Ognibene (!), dimostra, semmai ce ne fosse ancora bisogno, di come l’approccio al problema sia puramente ideologico, iniziando l’articolo con una metafora calcistica, tesa a dimostrare come ad oggi, le cellule staminali adulte, siano già in grado di curare ben 65 malattie a 0, dimenticandosi però di specificare quali.
Intanto però vediamo oltre ogni ragionevole dubbio che il match tra staminali adulte ed embrionali si fa sempre più senza storia, tanto è imbarazzante la distanza tra le applicazioni cliniche tratte dalle une e dalle altre.
Sembra proprio che una certa parte del mondo cattolico, sia sempre più impegnata alla dimostrazione delle sue tesi, che ad una pragmatica valutazione dei fatti, con la novità di un certo nervosismo di fondo, tradotto nei toni, e nell’ingenuità delle nuove balle da rivendere. Di certo, continueranno a sostenere l’esito di un referendum che non c’è stato come ad arrogarsi il 75% degli italiani che non sono andati, e alzeranno il volume delle loro bocche contratte, dalla carità, s’intende.
Intanto il vento è cambiato.
sulla vita non si è votato
Con il ritiro della firma dalla dichiarazione etica europea contro la ricerca sulle staminali embrionali, operato dal ministro per la ricerca Mussi, si è finalmente riaperta nel nostro paese la discussione sulla legge 40, Norme in materia di procreazione medicalmente assistita. Ad un anno esatto dal referendum abrogativo del 12 giugno, fallito per mancanza del quorum necessario, pur con il mutato scenario politico, il clima è rimasto pressoché identico, caciara. Nonostante gli appelli a non trasformare il problema nell’infruttuosa diatriba tra cattolici e non, ogni volta che la tematica viene affrontata, un’alzata di scudi e pretestuosità si sostituisce puntualmente al dibattito. Eppure, vi sono parti della legge che rimangono ad oggi incomprensibili, come l’impossibilità di accedere alle tecniche mediche da parte di coppie non sterili, ma portatrici di malattie ereditarie, l’assurda condanna al perenne (alla modica cifra di 450.000 euro) congelamento degli embrioni sovra-numerali o il divieto di eseguire diagnosi pre-impianto, che di fatto sottrae alla donna la scelta responsabile della maternità, consentendole però l’aborto terapeutico fino al quinto mese di gravidanza. Articoli che operando con semplice logica di buon senso, appaiono assurdi e repressivi, dettati da impostazione ideologica non rappresentativa, ma impositiva e ciecamente dogmatica. Francamente non credo che questo parlamento riuscirà ad annullare gli effetti più deleteri della passata legislazione, l’istituzione della commissione Amato sui temi eticamente sensibili, appare più un modo tutto italiota di scaricare le responsabilità e disarmarne le iniziative, protraendo la controversia sino ad esaurimento interesse, che l’effettiva volontà di affrontare i problemi oggettivamente irrisolti dalla legge. La dichiarazione etica europea contro la ricerca, era stata firmata insieme ad Austria, Germania, Malta, Polonia e Slovacchia. Il 15 giugno, i parlamentari dovranno esprimersi sul finanziamento del VII programma quadro relativo alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, qui la petizione Depositata da Piergiorgio Strata, Direttore del 'Rita Levi Montalcini Center for Brain Repair'a nome dell'Associazione Luca Coscioni. E così mentre possiamo studiare linee cellulari embrionali, purché non siano state prodotte nel nostro paese, i finanziamenti in tal senso vengono eliminati, osteggiati, come nella proposta di legge Rutelli che avrebbe voluto destinare 50 milioni di euro solo per le linee staminali adulte, confermando l’approccio assolutamente anti-scientifico alla questione. L’opposizione alla scienza, che viene sempre più spesso presentata come antro oscuro e immorale, frequentato da sadici pazzi, è tuttavia a corrente alternata. Ha fatto scalpore in tal senso la notizia del parto prematuro della donna in stato di morte cerebrale, ottenuto con un accanimento terapeutico protratto per 78 giorni, definito necessario dal cardinal Bertone. Bene, le macchine che consentivano a quella donna di restare in vita, sono state staccate senza tanti interrogativi alla Terry Schiavo, dopo il parto, raggiunto lo scopo, gli organi espiantati e donati. Cos’ha reso possibile la nascita? Cosa teneva in vita la donna? Tramite quale disciplina è possibile trapiantare un organo e donarlo ad un'altra esistenza? Che differenza morale esiste tra il dolore di un parto naturale e quello condotto tramite un’analgesia epidurale, quale tra quello farmacologico dell’RU486 e quello chirurgico, nell’interruzione di gravidanza? La disparità mi appare disonesta, ipocrita e confusa, come il titolo dell’articolo di Avvenire, “rispettatelo, per favore il nostro voto”. La questione è ribaltabile, la sofferenza dei malati ai quali si sta impedendo la speranza, le difficoltà di quanti sono obbligati a viaggi all’estero per accedere alla diagnosi pre-impianto perché affetti da talassemia, emofilia, fibrosi cistica, etcetera, non sono da rispettare?
L'anno scorso s'invitavano gli elettori a trascorrere un week-end al mare, personalmente riserbo il mio rispetto per chi allora si è recato alle urne, e sulla vita ha votato.
SATYAGRAHA
Conservo una certa perplessità nei confronti dell'iniziativa radicale del grande satyagraha per la legalità.
Non discuto il metodo ma la tempistica, in un momento nel quale si sta formando il consenso propedeutico alla discussione parlamentare sull'amministia e per la questione degli 8 senatori eletti e colpevolmente estromessi dalla camera alta, avrei preferito attendere lo sviluppo degli eventi.
Tuttavia, visto l'oscuramento mediatico, ritengo che si debbano intraprendere tutte le forme d'iniziativa possibili.
Insomma per farla breve, il sottoscritto aderisce e salta i pasti fino a domani.
nessuno tocchi Giovanardi
Signor Presidente della Camera, colleghe e colleghi deputati,
a seguito delle dichiarazioni rese il 1° giugno 2006 dall’onorevole Giovanardi su di me e sulla mia storia personale e politica, desidero offrire questo mio contributo di conoscenza, che ritengo utile anche al fine di un più generale dibattito sulla giustizia, la civiltà del diritto e il senso della pena nel nostro ordinamento.
Sono stato uno di Prima Linea, trenta anni fa. Accetto che si dica ancora oggi di me: un “terrorista di Prima Linea”, mi rifiuto però di credere che qualcuno pensi davvero che sia il termine giusto, vero o esatto per dire, non solo quello che sono io oggi, ma anche quello che sono stato ieri. La mia identità politica e la mia lotta degli anni Settanta possono forse essere approssimate alle idee “libertarie” (il che non vuol dire: nonviolente) di un anarchico dell’Ottocento, non certo assimilate al terrorista suicida e omicida degli anni Duemila.
Insieme ai miei compagni, ero cresciuto con l’idea che fosse possibile cambiare il mondo, tutto e subito. Subivamo l’effetto di una sorte di frenesia: dopo i volantinaggi alle 6 di mattina davanti alle fabbriche, le proteste organizzate nella mensa degli studenti, i comitati di lotta nei quartieri popolari, pensavamo che fosse a portata di mano la realizzazione del paradiso in terra. Ritenemmo la lotta armata come mezzo necessario per accelerarne l’avvento o, comunque, verificarne la probabilità. Una sorta di “demone della verifica” ci ha spinto all’azione estrema e irreparabile. continua...
Di tipetti alla Giovanardi, il nostro paese è pieno zeppo.
Li trovate alle code degli uffici mentre maledicono chiunque abbia parvenza forestiera, nei tavolini dei bar, quando rovesciano tutte le loro frustrazioni sull'ambulante troppo insistente, a passeggio sono quelli che commentano le gonne troppo corte, le acconciature più estreme. Condividono un'idea di ordine che potremmo collocare tra il nazismo ed il socialismo reale, stalinisticamente, se non riescono ad impedire la circolazione di un'idea, agiscono direttamente sull'ideatore, distruggendolo. Sono quelli che a sentir parlare di amnistia s'incazzano come biscie, perché a loro la multa del SUV è toccata pagarla per intero e gli hanno messo il cassonetto dei rifiuti troppo lontano da casa, proprio a loro, dopo tutti i gerani sul balcone.
Giustizialisti, forcaioli da stadio li vedi illuminarsi solo quando raccontano agli amici i marciapiedi di Montecarlo, come la Svizzera, ma di lusso.
Loro, che non hanno mai sbagliato, che quella volta hanno rispedito la mail del ragazzino leucemico a tutti i colleghi, che hanno amato tanto e lo stesso, sono stati lasciati.
Quelli del mondo in bianco & nero, preoccupati solo di non poter impedire agli altri tutto quello che loro, non riescono a comprendere.
Eppure, un ruolo l'hanno anche loro.
Sono a ricordarci che democrazia e tolleranza, non sono obiettivi, ma esercizi.
